23 GIUGNO CONTRO LE DISCRIMINAZIONI

L’unica risposta che il Potere sa dare alla società è la repressione, perché è la sola che gli conviene. Domande diverse ricevono risposte uniformi: cariche della polizia a New York, nel 1969 allo Stonewall Inn (a proposito: è per tener viva la memoria della resistenza allora opposta che si celebra ogni anno il Gay Pride in moltissime città del mondo); retate di prostitute clandestine deportate nei C.I.E. (veri e propri lager della ‘democrazia’) e a volte lì stuprate, come è successo a Joy a Torino, con l’unica colpa di essere ricattate e sfruttate; sgombero del centro sociale “Anomalia” da parte del Rettore Lagalla (uomo per tutte le stagioni: prima “sceriffo”, poi “Magnifico Posteggiatore”, e adesso patrono e difensore strenuo dei “diritti civili”).
Peraltro, la repressione non è solo quella evidente, macroscopica e grossolana della polizia: quella microscopica e capillare, il controllo sui desideri, sulle aspirazioni e sui comportamenti di ogni individuo sono demandati ed esercitati dalla cultura nazionalista, razzista, sessista, in definitiva fascista, da cui siamo circondati. Quella stessa cultura del “tranne mia madre e mia sorella sono tutte puttane” che giustifica i ‘femminicidi’ (in Italia ogni tre giorni muore una donna per mano del marito, compagno, ex, fratello, padre: nella nostra regione sono state uccise due ragazze nigeriane, una in via Filippo Juvarra e una a Misilmeri) e colpevolizza le vittime di stupro (“se ti hanno stuprato la colpa è tua; te lo sei cercato”).
Repressione normalizzante che, macroscopica o capillare che sia, colpisce tutti i modelli di famiglie che non prevedano un maschio, bianco, eterosessuale e cattolico con una donna altrettanto bianca, eterosessuale e cattolica e più figli possibili. Perché anche la semplice richiesta di avere riconosciuta la propria esperienza e il proprio vissuto è un atto di rivolta, una sfida al Potere.
Appare dunque evidente che è del tutto impossibile aspettarsi qualcosa di buono dal Potere, politico o religioso che sia. Nella migliore delle ipotesi esso neutralizza qualunque esistente, comunque sospetto, quindi lo assorbe e lo metabolizza facendo in modo che risulti innocuo a fronte della legittimità della propria egemonia. Qualunque affermazione, individuale o collettiva, è possibile solo fuori e contro di esso. Ecco perché bisogna costruire dal basso una cultura liberata e liberatoria: per consentire la massima espressione dell’individuo.

Spazio di Cultura Libert’Aria

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